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Carte Prepagate – Offerte Online

Le carte prepagate sono molto utili perchè permettono di fare acquisti con più sicurezza. Vengono, infatti, utilizzate soprattutto per comprare su internet e per viaggiare.

L’estate è alle porte e l’uso delle carte prepagate in questo periodo si intensifica, soprattutto tra i giovani che non hanno ancora un conto corrente.

Si possono richiedere in banca o presso gli uffici postali ed è possibile ricaricarle in qualsiasi momento anche su internet. Rispetto al bancomat e alle carte di credito sono più sicure perché è possibile caricare anche importi contenuti. Sono molto adatte per viaggiare perché si possono utilizzare sui circuiti internazionali di pagamento.

La più conveniente è IW Bag, rilasciata a chi ha un conto corrente in una filiale IWBank .Per avere la carta non si pagano le spese di emissione e il canone annuale. In caso di furto o smarrimento della carta, inoltre, si ha diritto a un rimborso. L’importo massimo caricabile sulla carta è 3 mila euro ed è possibile prelevare 500 euro al giorno. Si ricarica su internet pagando 0,75 euro di commissione.

Interessante anche Postepay di BancoPosta, che costa 5 euro e non prevede canoni annuali. Le spese di ricarica son sempre di 1 euro e non è necessario avere un conto corrente per ottenerla. Si puuò ricaricare fino a 3 mila euro.

Carte Prepagate con Iban – Vantaggi e Svantaggi

Oggi, oltre ai comuni bancomat, alle carte di credito e alle carte prepagate esiste anche un’altra tipologia di carte ancora poco diffuse; parliamo della ‘carta prepagata Iban’ che potremmo definire un ibrido tra le carte prepagate ed un conto corrente; questa soluzione viene oggi proposta dagli istituti di credito e potrebbe rappresentare una buona alternativa al comune conto corrente; la peculiarità di queste carte, quindi, è quella di avere un proprio codice Iban associato che consente di poter effettuare e ricevere pagamenti tramite dei bonifici e si poter domiciliare le proprie utenze con delle rid; inoltre, ovviamente, permettono di effettuare dei pagamenti utilizzandole come normali carte prepagate.

Uno dei principali vantaggi rispetto ad un conto corrente è il non essere soggetti agli attuali 34,20 euro annuali di pagamento per l’imposta di bollo; è però da sottolineare anche due aspetti limitativi rispetto al conto corrente; come prima cosa vi è quindi l’impossibilità di associarvi un deposito titoli per eventuali forme di investimento dei propri risparmi; in secondo luogo non consentono prelievi o pagamenti in rosso, ovvero tutte le operazioni sono soggette al reale credito residuo presente sulla carta.

Le tre carte prepagate Iban maggiormente conosciute sono Genius Card, Superflash e Kdue legate a Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare; tutte e tre le carte offrono gli stessi servizi e comportano alcuni costi fissi e altri variabili.

In particolare si nota come queste carte presentano dei costi fissi mensili o annui che però possono essere eliminati se vengono soddisfatti determinati requisiti come ad esempio gli accrediti mensili effettuati sulla carta; vi sono però anche dei costi variabili; una volta individuata la carta migliore per le nostre esigenze bisogna prestare attenzione al costo finale; se infatti ci si avvicina ai 40 euro annuali, probabilmente potrebbe risultare più conveniente aprire un normale conto corrente a canone zero e che quindi comporterà il pagamento delle sole imposte di bollo.

Carte Prepagate – Vantaggi e Svantaggi

Le carte prepagate in Italia continuano a diffondersi rapidamente; infatti sono sempre di più le persone, soprattutto giovani, che le scelgono per via della maggiore sicurezza rispetto alle normali carte di credito.

Le offerte delle banche su questi prodotti vanno sempre più differenziandosi; oltretutto al contrario delle carte di credito comuni non necessitano di un conto corrente d’appoggio.

Quindi i vantaggi offerti dalle carte prepagate sono diversi: in primo luogo qualora la si dovesse smarrire è possibile bloccarla molto facilmente, e comunque essendo prepagata non si corre alcun rischio correlato al proprio conto in banca.

Per lo stesso motivo le carte prepagate risultano il mezzo più sicuro per fare acquisti su Internet in quanto i dati sensibili della carta sono legati solo ed esclusivamente a quella carta e alla disponibilità residua; la carta però risulta comoda anche per effettuare pagamenti fisici presso gli esercizi commerciali ed è possibile utilizzarla come un bancomat prelevando denaro contante; infine le prepagate non essendo vincolate a un conto corrente non hanno interessi come le normali carte di credito.

Detto questo è però da ricordare che i costi accessori legati alle carte prepagate non sono molto agevoli poiché per l’attivazione ci vogliono tra i 5 ed i 30 euro e per ogni ricarica si può arrivare fino a 5 euro di costi aggiuntivi.

Inoltre anche se risulta molto sicura per gli acquisti online, per il resto non ha le stesse garanzie di una carta di credito tradizionale contro le frodi e le truffe.

Infine altro svantaggio è la scarsa assistenza che si ha in casi di addebiti doppi o sbagliati; infatti in questi casi i tempi per ottenere il rimborso possono essere molto lunghi.

Aumento di Capitale – Come Funziona

L’aumento di capitale è l’incremento del capitale sociale di una società attraverso l’emissione di nuove azioni, o un aumento del valore nominale delle azioni esistenti. Esistono tre tipologie di aumento di capitale: gratuito, a pagamento e misto.

A titolo gratuito

Le società possono aumentare il proprio capitale sociale conferendo nello stesso parte delle riserve oppure mediante aumento del valore nominale delle azioni esistenti o anche mediante emissione di nuove azioni aventi le medesime caratteristiche di quelle già in circolazione, da assegnarsi gratuitamente agli azionisti in proporzione alle azioni possedute.

L’operazione non produce effetti finanziari e avviene automaticamente senza che i singoli azionisti debbano impartire alcuna disposizione.

I diritti non sono negoziabili.

A pagamento

L’aumento di capitale a pagamento avviene ogni volta che una società intende ricorrere al mercato per finanziare proprie strategie di sviluppo, facendo ricorso non al capitale di credito bensì a quello di rischio (o capitale proprio). Questa forma di finanziamento avviene tramite l’emissione di nuove azioni/obbligazioni/warrant al valore nominale o, più frequentemente, richiedendo in aggiunta il pagamento di un sovrapprezzo (solitamente inferiore a quello di mercato del titolo).

Misto

Prevede una parte in forma gratuita e una parte a pagamento.

Diritto di opzione

Il diritto d’opzione è un buono rappresentativo delle facoltà, riconosciute ai detentori di azioni, di sottoscrivere un numero di titoli, ad aumento di capitale in corso, proporzionale alle azioni già detenute ed offre, quindi, al socio la possibilità di mantenere inalterata la sua posizione.

Al possessore delle azioni ante aumento di capitale si riconoscono tanti diritti quante sono le azioni possedute.

Durante il periodo inerente l’aumento di capitale, gli azionisti, che non desiderano sottoscrivere la nuova emissione, possono vendere i loro diritti in Borsa. Va specificato che i diritti invenduti alla scadenza del periodo di trattazione degli stessi, verranno scaricati d’ufficio a prezzo zero.

Vengono diffusi i termini relativi al periodo di negoziazione, unitamente ai termini e alle modalità relative all’operazione di aumento.

Successivamente all’aumento di capitale verrà definito un ulteriore periodo di trattazione dei diritti, comunemente definiti “inoptati”, per coloro che volessero acquistarli e partecipare all’aumento di capitale.

Frazionamento

Risulta essere l’incremento nel numero dei titoli azionari di una società che lascia invariato il valore della stessa.

Esempio

Una società (il cui capitale è rappresentato da 1.000 titoli quotati 20 € ciascuno) annuncia uno split di due a uno: questo significa che ogni titolo vecchio viene sostituito da due nuovi.Al termine dell’operazione esisteranno, quindi, 2.000 titoli, la cui quotazione di equilibrio sarà pari a 10 € (mantenendo invariato il controvalore complessivo del capitale sociale).

L’operazione non produce effetti finanziari e avviene automaticamente senza che i singoli azionisti debbano impartire alcuna disposizione.

Scissione (spin-off)

La scissione/spin-off è la divisione di una parte dei beni di un’azienda in una nuova entità giuridica.

I titoli di tale nuova entità sono distribuiti ai detentori delle quote azionarie della società originaria.

L’operazione non produce effetti finanziari e avviene automaticamente senza che i singoli azionisti debbano impartire alcuna disposizione.

Fusione e concambio

Successivamente alla pubblicazione di un avviso relativo alla notizia di fusione di una società per incorporazione in un’altra, (che ha conferito ai soci il diritto di recesso), la società incorporante comunica l’attribuzione per i soci non dissenzienti, di un concambio azionario a sostituzione delle azioni della incorporata nelle proprie a dei rapporti predefiniti e non prevedendo nessun tipo di conguaglio in denaro.

Recesso

A seguito di una delibera assunta in sede di assemblea straordinaria di cambiamento dell’oggetto o del tipo della società, o di trasferimento della sede sociale all’estero, è data ai soci dissenzienti (non intervenuti alla predetta assemblea) la possibilità di esercitare il diritto di recesso (art. 2437 C.C.) che si perfezionerà tramite consegna delle azioni, che verranno rimborsate ad un prezzo definito nell’avviso successivamente pubblicato (calcolato secondo il prezzo medio dell’ultimo semestre se le azioni sono quotate in borsa).

Gli azionisti dovranno inviare una dichiarazione di recesso direttamente alla società interessata (e in copia all’intermediario) entro un termine pari a 15 giorni di calendario dalla data di avvenuta iscrizione della deliberazione nel registro delle pubbliche imprese.

Indicatori di Analisi Fondamentale

Gli indicatori di analisi fondamentale sono dei parametri utilizzati dagli analisti borsa ma utili anche ai piccoli risparmiatori per farsi un’idea o un orientamento riguardo l’effettivo valore della società quotata o il suo potenziale di crescita, che tengono conto non solo della capitalizzazione di borsa ma anche dei risultati contabili dichiarati ufficialmente.

Vediamo quali sono gli indicatori di analisi fondamentale principali

Il ROE misura il rapporto tra l’utile netto di una società e il suo patrimonio netto, Questo indicatore esprime la capacità dell’impresa di far fruttare le risorse poste a sua disposizione dagli azionisti. Quindi più questo valore è alto, più la società appare redditizia.

Il ROE si differenzia dal Roe perché, invece che utilizzare al numeratore il reddito netto, utilizza il reddito operativo. Il Roi non misura quindi la redditività totale di un’azienda ma solo quella della gestione caratteristica.

PREZZO/UTILI è dato dal rapporto tra il prezzo di Borsa e l’utile per azione. Più è elevato il rapporto, più è valutato il titolo. Ma non necessariamente alti valori significano sopravvalutazione dal momento che gli investigatori ragionano sempre in base alle prospettive. Per questo sarebbe interessante disporre di p/e prospettici. Non esiste un valore ottimale di riferimento per tutti i titoli. Infatti, il p/e varia a seconda dei settori (più elevato per le società a grande crescita, relativamente basso per le aziende mature e le banche) e a seconda delle Borse.

PREZZO/UTILI + AMMORTAMENTI è simile al precedente, ma al denominatore, oltre all’utile per azione, viene incluso il valore degli accantonamenti per azione. In questo modo, si riesce a eliminare le interferenze fiscali quando si fanno confronti internazionali. Nella terminologia inglese è comunemente definito price/cash flow.

PREZZO/PATRIMONIO è il rapporto tra la quotazione e il patrimonio netto (capitale sociale più riserve) per azione; oppure tra capitalizzazione e l’intero patrimonio netto definito anche mezzi propri (in inglese è chiamato price/book value). Esprime quante volte la Borsa valuta una società rispetto ai suoi mezzi propri.

DIVIDEND YIELD è il rapporto tra il dividendo e prezzo di un’azione. E’ quindi una misura della “redditività” di un titolo: esprime infatti in termini percentuali il guadagno che un investitore potrebbe ottenere ogni anno incassando il dividendo distribuito dall’azienda. Questo indicatore può quindi essere utilizzato per comparare il rendimento di un’azione con quello di altre forme d’investimento.

EBIT è l’acronimo dell’espressione inglese earnings before interests and taxes. L’Ebit è un margine reddituale che misura l’utile di un’azienda prima degli interessi, delle imposte e delle tasse. In pratica è la misura assoluta contabile del risultato operativo lordo prodotto da una società. Questo indicatore può essere per esempio utilizzato per confrontare la redditività di una società nei diversi esercizi. Se l’Ebit cresce da un anno con l’altro, significa che l’azienda produce più utili. L’Ebit è molto utilizzato nei Paesi anglosassoni. In Italia corrisponde sostanzialmente al margine operativo netto.

EBIT MARGIN misura l’incidenza percentuale del reddito operativo sul fatturato di una società. Più l’Ebit margin è alto, più l’azienda ha una redditività elevata. Questo significa che l’azienda è in grado di produrre più utili in proporzione al proprio fatturato.

EBITDA è molto simile all’Ebit e può essere utilizzato con scopi analoghi. Misura l’utile prima degli interessi, delle imposte, delle tasse, dei componenti straordinari, delle svalutazioni e degli ammortamenti. A secondo dei casi, per confrontare la stessa azienda in anni diversi o per paragonare due società diverse che operano nello stesso settore, conviene usare l’Ebite oppure l’Ebitda. Per maggiori informazioni è possibile vedere questa guida sull’Ebitda.

ENTERPRISE VALUE è il valore complessivo di un’azienda. Corrisponde alla sua capitalizzazione (numero delle azioni moltiplicando per il valore di ogni azione in Borsa) meno la posizione finanziaria netta. Spesso viene rapportato all’Ebit o all’Ebitda, per capire quanto vale un’azienda rispetto a uno di questi due margini di redditività. In pratica, il rapporto tra Enterprise value ed Ebit (in sigla Ev/Ebit) misura il valore di un’azienda in relazione alla sua capacità di produrre reddito.