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Carte Prepagate – Vantaggi e Svantaggi

Le carte prepagate in Italia continuano a diffondersi rapidamente; infatti sono sempre di più le persone, soprattutto giovani, che le scelgono per via della maggiore sicurezza rispetto alle normali carte di credito.

Le offerte delle banche su questi prodotti vanno sempre più differenziandosi; oltretutto al contrario delle carte di credito comuni non necessitano di un conto corrente d’appoggio.

Quindi i vantaggi offerti dalle carte prepagate sono diversi: in primo luogo qualora la si dovesse smarrire è possibile bloccarla molto facilmente, e comunque essendo prepagata non si corre alcun rischio correlato al proprio conto in banca.

Per lo stesso motivo le carte prepagate risultano il mezzo più sicuro per fare acquisti su Internet in quanto i dati sensibili della carta sono legati solo ed esclusivamente a quella carta e alla disponibilità residua; la carta però risulta comoda anche per effettuare pagamenti fisici presso gli esercizi commerciali ed è possibile utilizzarla come un bancomat prelevando denaro contante; infine le prepagate non essendo vincolate a un conto corrente non hanno interessi come le normali carte di credito.

Detto questo è però da ricordare che i costi accessori legati alle carte prepagate non sono molto agevoli poiché per l’attivazione ci vogliono tra i 5 ed i 30 euro e per ogni ricarica si può arrivare fino a 5 euro di costi aggiuntivi.

Inoltre anche se risulta molto sicura per gli acquisti online, per il resto non ha le stesse garanzie di una carta di credito tradizionale contro le frodi e le truffe.

Infine altro svantaggio è la scarsa assistenza che si ha in casi di addebiti doppi o sbagliati; infatti in questi casi i tempi per ottenere il rimborso possono essere molto lunghi.

Aumento di Capitale – Come Funziona

L’aumento di capitale è l’incremento del capitale sociale di una società attraverso l’emissione di nuove azioni, o un aumento del valore nominale delle azioni esistenti. Esistono tre tipologie di aumento di capitale: gratuito, a pagamento e misto.

A titolo gratuito

Le società possono aumentare il proprio capitale sociale conferendo nello stesso parte delle riserve oppure mediante aumento del valore nominale delle azioni esistenti o anche mediante emissione di nuove azioni aventi le medesime caratteristiche di quelle già in circolazione, da assegnarsi gratuitamente agli azionisti in proporzione alle azioni possedute.

L’operazione non produce effetti finanziari e avviene automaticamente senza che i singoli azionisti debbano impartire alcuna disposizione.

I diritti non sono negoziabili.

A pagamento

L’aumento di capitale a pagamento avviene ogni volta che una società intende ricorrere al mercato per finanziare proprie strategie di sviluppo, facendo ricorso non al capitale di credito bensì a quello di rischio (o capitale proprio). Questa forma di finanziamento avviene tramite l’emissione di nuove azioni/obbligazioni/warrant al valore nominale o, più frequentemente, richiedendo in aggiunta il pagamento di un sovrapprezzo (solitamente inferiore a quello di mercato del titolo).

Misto

Prevede una parte in forma gratuita e una parte a pagamento.

Diritto di opzione

Il diritto d’opzione è un buono rappresentativo delle facoltà, riconosciute ai detentori di azioni, di sottoscrivere un numero di titoli, ad aumento di capitale in corso, proporzionale alle azioni già detenute ed offre, quindi, al socio la possibilità di mantenere inalterata la sua posizione.

Al possessore delle azioni ante aumento di capitale si riconoscono tanti diritti quante sono le azioni possedute.

Durante il periodo inerente l’aumento di capitale, gli azionisti, che non desiderano sottoscrivere la nuova emissione, possono vendere i loro diritti in Borsa. Va specificato che i diritti invenduti alla scadenza del periodo di trattazione degli stessi, verranno scaricati d’ufficio a prezzo zero.

Vengono diffusi i termini relativi al periodo di negoziazione, unitamente ai termini e alle modalità relative all’operazione di aumento.

Successivamente all’aumento di capitale verrà definito un ulteriore periodo di trattazione dei diritti, comunemente definiti “inoptati”, per coloro che volessero acquistarli e partecipare all’aumento di capitale.

Frazionamento

Risulta essere l’incremento nel numero dei titoli azionari di una società che lascia invariato il valore della stessa.

Esempio

Una società (il cui capitale è rappresentato da 1.000 titoli quotati 20 € ciascuno) annuncia uno split di due a uno: questo significa che ogni titolo vecchio viene sostituito da due nuovi.Al termine dell’operazione esisteranno, quindi, 2.000 titoli, la cui quotazione di equilibrio sarà pari a 10 € (mantenendo invariato il controvalore complessivo del capitale sociale).

L’operazione non produce effetti finanziari e avviene automaticamente senza che i singoli azionisti debbano impartire alcuna disposizione.

Scissione (spin-off)

La scissione/spin-off è la divisione di una parte dei beni di un’azienda in una nuova entità giuridica.

I titoli di tale nuova entità sono distribuiti ai detentori delle quote azionarie della società originaria.

L’operazione non produce effetti finanziari e avviene automaticamente senza che i singoli azionisti debbano impartire alcuna disposizione.

Fusione e concambio

Successivamente alla pubblicazione di un avviso relativo alla notizia di fusione di una società per incorporazione in un’altra, (che ha conferito ai soci il diritto di recesso), la società incorporante comunica l’attribuzione per i soci non dissenzienti, di un concambio azionario a sostituzione delle azioni della incorporata nelle proprie a dei rapporti predefiniti e non prevedendo nessun tipo di conguaglio in denaro.

Recesso

A seguito di una delibera assunta in sede di assemblea straordinaria di cambiamento dell’oggetto o del tipo della società, o di trasferimento della sede sociale all’estero, è data ai soci dissenzienti (non intervenuti alla predetta assemblea) la possibilità di esercitare il diritto di recesso (art. 2437 C.C.) che si perfezionerà tramite consegna delle azioni, che verranno rimborsate ad un prezzo definito nell’avviso successivamente pubblicato (calcolato secondo il prezzo medio dell’ultimo semestre se le azioni sono quotate in borsa).

Gli azionisti dovranno inviare una dichiarazione di recesso direttamente alla società interessata (e in copia all’intermediario) entro un termine pari a 15 giorni di calendario dalla data di avvenuta iscrizione della deliberazione nel registro delle pubbliche imprese.

Indicatori di Analisi Fondamentale

Gli indicatori di analisi fondamentale sono dei parametri utilizzati dagli analisti borsa ma utili anche ai piccoli risparmiatori per farsi un’idea o un orientamento riguardo l’effettivo valore della società quotata o il suo potenziale di crescita, che tengono conto non solo della capitalizzazione di borsa ma anche dei risultati contabili dichiarati ufficialmente.

Vediamo quali sono gli indicatori di analisi fondamentale principali

Il ROE misura il rapporto tra l’utile netto di una società e il suo patrimonio netto, Questo indicatore esprime la capacità dell’impresa di far fruttare le risorse poste a sua disposizione dagli azionisti. Quindi più questo valore è alto, più la società appare redditizia.

Il ROE si differenzia dal Roe perché, invece che utilizzare al numeratore il reddito netto, utilizza il reddito operativo. Il Roi non misura quindi la redditività totale di un’azienda ma solo quella della gestione caratteristica.

PREZZO/UTILI è dato dal rapporto tra il prezzo di Borsa e l’utile per azione. Più è elevato il rapporto, più è valutato il titolo. Ma non necessariamente alti valori significano sopravvalutazione dal momento che gli investigatori ragionano sempre in base alle prospettive. Per questo sarebbe interessante disporre di p/e prospettici. Non esiste un valore ottimale di riferimento per tutti i titoli. Infatti, il p/e varia a seconda dei settori (più elevato per le società a grande crescita, relativamente basso per le aziende mature e le banche) e a seconda delle Borse.

PREZZO/UTILI + AMMORTAMENTI è simile al precedente, ma al denominatore, oltre all’utile per azione, viene incluso il valore degli accantonamenti per azione. In questo modo, si riesce a eliminare le interferenze fiscali quando si fanno confronti internazionali. Nella terminologia inglese è comunemente definito price/cash flow.

PREZZO/PATRIMONIO è il rapporto tra la quotazione e il patrimonio netto (capitale sociale più riserve) per azione; oppure tra capitalizzazione e l’intero patrimonio netto definito anche mezzi propri (in inglese è chiamato price/book value). Esprime quante volte la Borsa valuta una società rispetto ai suoi mezzi propri.

DIVIDEND YIELD è il rapporto tra il dividendo e prezzo di un’azione. E’ quindi una misura della “redditività” di un titolo: esprime infatti in termini percentuali il guadagno che un investitore potrebbe ottenere ogni anno incassando il dividendo distribuito dall’azienda. Questo indicatore può quindi essere utilizzato per comparare il rendimento di un’azione con quello di altre forme d’investimento.

EBIT è l’acronimo dell’espressione inglese earnings before interests and taxes. L’Ebit è un margine reddituale che misura l’utile di un’azienda prima degli interessi, delle imposte e delle tasse. In pratica è la misura assoluta contabile del risultato operativo lordo prodotto da una società. Questo indicatore può essere per esempio utilizzato per confrontare la redditività di una società nei diversi esercizi. Se l’Ebit cresce da un anno con l’altro, significa che l’azienda produce più utili. L’Ebit è molto utilizzato nei Paesi anglosassoni. In Italia corrisponde sostanzialmente al margine operativo netto.

EBIT MARGIN misura l’incidenza percentuale del reddito operativo sul fatturato di una società. Più l’Ebit margin è alto, più l’azienda ha una redditività elevata. Questo significa che l’azienda è in grado di produrre più utili in proporzione al proprio fatturato.

EBITDA è molto simile all’Ebit e può essere utilizzato con scopi analoghi. Misura l’utile prima degli interessi, delle imposte, delle tasse, dei componenti straordinari, delle svalutazioni e degli ammortamenti. A secondo dei casi, per confrontare la stessa azienda in anni diversi o per paragonare due società diverse che operano nello stesso settore, conviene usare l’Ebite oppure l’Ebitda. Per maggiori informazioni è possibile vedere questa guida sull’Ebitda.

ENTERPRISE VALUE è il valore complessivo di un’azienda. Corrisponde alla sua capitalizzazione (numero delle azioni moltiplicando per il valore di ogni azione in Borsa) meno la posizione finanziaria netta. Spesso viene rapportato all’Ebit o all’Ebitda, per capire quanto vale un’azienda rispetto a uno di questi due margini di redditività. In pratica, il rapporto tra Enterprise value ed Ebit (in sigla Ev/Ebit) misura il valore di un’azienda in relazione alla sua capacità di produrre reddito.

Come Valutare gli Investimenti Finanziari

Vi sono principalmente due metodiche per valutare correttamente un qualsiasi investimento finanziario, sia esso un titolo azionario, un titolo di stato, una valuta, una materia prima: l’analisi fondamentale e l’analisi tecnica.

L’analisi fondamentale studia le forze economiche che agiscono sulla domanda e sull’offerta di un bene; per esempio per quanto riguarda un singolo mercato azionario, la domanda di azioni tenderà ad essere maggiore quanto migliori saranno le condizioni economiche di quel paese ( crescita della ricchezza prodotta, stabilità dei prezzi, stabilità o diminuzione dei tassi di interesse, stabilità o rafforzamento della valuta di riferimento) .

Per quanto riguarda il singolo titolo azionario l’analisi fondamentale cerca di valutare gli utili futuri dell’azienda e gli effetti che su questi ultimi avranno nuovi prodotti o l’accesso a nuovi mercati; l’analisi fondamentale inoltre studia l’equità della valutazione di mercato della società in esame, il suo tasso di indebitamento, le sue disponibilità liquide, il suo patrimonio netto, la sua redditività.

Dall’altra parte l’analisi tecnica è una metodica che, in uso da oltre un secolo, valuta le variazioni di prezzo e dei volumi scambiati su un qualsiasi mercato finanziario al fine di prevederne la tendenza futura mediante metodiche di tipo grafico e quantitativo (medie e oscillatori).

Tutt’ora la diatriba continua tra analisti tecnici e fondamentali su quale delle due metodiche debba avere il peso maggiore nelle scelte di investimento; la mia opinione è che esse debbano integrarsi fra loro, nel senso che la probabilità di successo di un investimento finanziario è massima quando entrambe lo suggeriscono.

Ma analisi fondamentale e analisi tecnica non completano il quadro che deve ispirare una qualsiasi scelta di investimento; ognuna di esse deve rispettare quattro principi che hanno guidato al successo i grandi gestori americani di patrimoni.

Questi principi, per quanto noti e verbalmente apprezzati, sono continuamente ignorati da grandi e piccoli investitori; prova è l’episodio dell’autunno del ’98, quando due premi Nobel per l’economia avevano, con la loro gestione, praticamente polverizzato l’ingente patrimonio loro affidato da primarie banche internazionali nel Long Term Capital Fund.

Il primo principio è quello di seguire la tendenza del mercato; gli americani dicono “The trend is your friend” e hanno assolutamente ragione. Combattere la tendenza di mercato è la strada più rapida per la rovina sui mercati finanziari, perchè statisticamente “il mercato ha sempre ragione e va dove decide di andare” indipendentemente dal giudizio dei più bravi analisti; per avere successo non resta che seguirlo con umiltà.Il mercato,infatti, è giudice insindacabile perchè esso rappresenta la sintesi di tutte le informazioni note,anche quelle riservate a pochi eletti.

Un esempio: nel ’99 chi si è ostinato ad investire sul settore bancario e assicurativo della borsa italiana non solo ha accumulato perdite (RAS -32%, Generali -23%, Banca Commerciale -33%, Banca Intesa -27% da marzo a fine anno) ma ha rinunciato ai sorprendenti guadagni dei settori telefonico e media (Telecom +91%, Espresso +502%, Seat +467%).A partire da marzo 2000,con il crollo del Nasdaq,la tendenza si è invertita: telefonici,media e tecnologici,giunti a valutazioni elevate,hanno iniziato un trend ribassista lasciando spazio ai settori assicurativo,alimentare, bancario,immobiliare,energetico che hanno fatto la felicità di chi ha capito che la forza trainante del mercato aveva scelto nuovi protagonisti.

Il secondo principio operativo consiglia vivamente di tagliare velocemente le perdite. Contemporaneamente all’apertura di una qualsiasi operazione finanziaria bisogna individuare un livello che se violato obbliga l’immediata chiusura della posizione in perdita (tale livello prende il nome di stop-loss ). Bisogna convincersi che non esiste investimento finanziario privo di rischio: quello che è considerato il bene rifugio per eccellenza, l’oro, è passato dai 900 dollari del 1980 ai 253 dollari di fine ’99 ( -72%) senza contare l’effetto erosivo dell’inflazione in venti anni e il mancato guadagno da fonti alternative di investimento.

 

Lo stop-loss non è solo un’assicurazione contro perdite ulteriori ma permette di sottrarre il proprio denaro da investimenti a dir poco rischiosi, per dirigerli verso quelli più promettenti, ottimizzando,pertanto,il rendimento del proprio portafoglio.

Il terzo principio operativo consiglia di lasciare correre i profitti.

Quante volte vi sarà capitato di vendere un titolo azionario con un guadagno risicato del 5-10% e di vederlo salire per mesi interi del 50, 100, anche 200% . In realtà i mercati finanziari non si muovono per linee verticali, salgono e ritracciano .per poi riprendere a salire se il trend è rialzista; perciò è importante rimanere investiti fin tanto che il trend è a nostro favore, spostando gradualmente nella direzione del trend il livello di uscita al fine di proteggere congruamente i profitti accumulati.

George Soros sostiene giustamente che non è tanto importante quante volte sei nella posizione giusta o in quella sbagliata, bensì quanto guadagni quando sei nel giusto e quanto perdi quando sei in errore.

Il quarto principio operativo verte sulla oculata gestione del rischio (money management). Essa comprende la diversificazione tra mercati non correlati (obbligazioni, azioni, valute e materie prime ), nonché nell’ambito azionario, la diversificazione tra settori (tecnologico, finanza, beni di consumo, industrie di base,salute,energia ecc. ). Sempre nell’ambito del money management rientra il contenimento del rischio per singola posizione assunta, sulla quale la massima perdita deve essere mantenuta entro il 4-5% del capitale totale disponibile (sui mercati futures anche solo il 2%).

Carta Prepagata IW BAG

IW BAG è una carta prepagata ricaricabile, emessa da IW Bank, possono richiedere la carta solo i clienti della banca, la carta può essere utilizzata anche dai minori, ma maggiori di 14 anni.

Possono averla anche i non clienti di IW Bank ma la richiesta e l’attivazione della carta devono essere fatte da un correntista IWBank che provvederà ad indicare i dati personali del richiedente. Il plafond è di €3000, la validità di 3 anni. La carta prepagata IW BAG Non ha un costo di emissione, ma c’è il costo per la spedizione della carta €5. Il circuito della carta è Visa Electron. E’ possibile fare acquisti in Italia e all’estero nei negozi convenzionati con il circuito della carta o su internet. Per acquisti tramite POS in Italia non ci sono costi, per acquisti tramite POS in valuta diversa dall’Euro si paga una commissione del’1%. Non viene applicata nessuna commissione per il rifornimento carburante. Con la carta non è possibile pagare i pedaggi autostradali.

Ricaricare la carta IW Bag.
Risulta essere possibile ricaricare la carta da internet, tramite il sito IWBank, al costo di €0,75. L’importo minimo ricaricabile è €0, l’importo massimo €3000.

Prelevare denaro con la carta IW Bag
Risulta essere possibile prelevare denaro in Italia da Bancomat e all’estero da ATM abilitati, Visa, al costo di €1,90, per prelievo in valuta diversa dall’euro si deve aggiungere una commissione del’1%.
Tramite Visa resto cash il costo è di €1. Il limite massimo di prelievo giornaliero è di €500, il numero massimo di prelievi giornalieri in Italia e all’estero da ATM Visa 3.

Blocco rimborso estinzione
Il blocco della carta è gratis, in caso di smarrimento di carta IW BAG o del PIN della stessa, si deve contattare subito la Customer Care IWBank al numero 800 991188 (+39.02.74875801 per chiamate dall’estero) per ottenere il blocco immediato.
In caso la carta si smagnetizzi è possibile richiederne un’altra , il costo per la sostituzione della carta è di €5, il rimorso della somma rimasta sulla carta è di €2.

Saldo e movimenti.
Risulta essere possibile visualizzare saldo e movimenti dal sito internet di IW Bank.